«Con l’Orchestra un abito nuovo per le mie canzoni» - 15/02/2007

Il cantautore bolognese presenta il concerto di Bari e dichiara tutto il suo amore per la Puglia

"Bari - Lucio Dalla dice che non è facile convivere da tanti anni con le stesse canzoni, soprattutto quelle di maggior successo. «Ma come faccio a non cantarle più in concerto? Significherebbe tradire il pubblico». Che, naturalmente, ogni volta si aspetta Piazza grande, Anna e Marco e così via. Allora Dalla se le reinventa. Per farle sembrare diverse anche a se stesso. E a molte di queste ha ritagliato un abito sinfonico che ha deciso di rispolverare per sabato prossimo, quando al Teatroteam interpreterà il suo repertorio storico con l’Orchestra della Provincia di Bari, ripetendo la recente esperienza con la Royal Philharmonic Orchestra. «Il pubblico - spiega il cantautore bolognese - si diverte molto a riascoltare in questa chiave canzoni che, magari, sono entrate a far parte di un personale immaginario ». Pubblico del quale non fanno parte i più giovani? «Solitamente li ritrovo più ai miei concerti pop. Ma, come ho già potuto sperimentare in altre occasioni, sono convinto di trovarne tanti anche sabato prossimo. Non è vero che le nuove generazioni ascoltano soltanto il rap senza coltivare altri generi. All’Arena di Verona, per la mia Tosca, c’erano tantissimi giovani, la cui curiosità sono convinto si sia poi trasferita sul capolavoro di Puccini. Credo molto nel potere di apertura della comunicazione e nella sua capacità di abbattere le barriere. Persino Sanremo, nonostante la qualità scarseggi sempre più, ha una sua forza». Davvero? «Beh, se non ci fosse stato il festival, oggi non sarei qui. Voglio dire che, se fossi rimasto chiuso nel mio snobismo, e non fossi andato a cantare 4/3/43, tutto il resto non sarebbe mai venuto».

4/3/43 nasce davanti al mare delle Isole Tremiti. Quanta ispirazione pugliese c’è in questo concerto antologico? «Alle Tremiti ho scritto anche La casa in riva al mare, Itaca e Com’è profondo il mare. E molti dei brani in scaletta per il concerto di Bari sono nati in Puglia, che è da sempre la mia musa ispiratrice. Con questa terra ho un legame vero, esistente e resistente. Al punto che partecipare alla Notte della Taranta, la scorsa estate, davanti a 100mila persone, è stata un’esperienza travolgente anche sotto il profilo antropologico. Ho provato un senso fortissimo di appartenenza ».

Lo scorso anno la festa alle Tremiti è saltata. Quest’anno si farà? «Spero di riuscire a ospitare a settembre un paio di artisti e di ritornare con regolarità dal prossimo anno. Ho in progetto di realizzare nello stesso contesto un festival di poesia in collaborazione con l’università di Bologna. Mi piace organizzare sempre qualcosa di nuovo per questa gente, alla quale negli anni Settanta, complici De Gregori e Venditti, feci scoprire la magia del cinema. Proiettammo film per venti giorni».

Le manca molto il suo "buen retiro"? «Da un paio d’anni gli impegni mi tengono lontano da quel paradiso incantato. Anche il disco che uscirà a settembre l’ho dovuto realizzare altrove. Non riuscirò a tornare alle Tremiti neanche nei prossimi mesi. A marzo ho la regia del Pulcinella di Stravinskij e dell’Arlecchino di Busoni per il Comunale di Bologna, che poi andranno anche in Irlanda al festival di Dublino. E in estate curerò la regia di Fedra per l’inaugurazione dell’Ortigia Festival di Siracusa».

Ha avuto proposte di regie liriche anche in Puglia? «Non ancora. Ma non tutto il teatro d’opera fa parte del mio dna. Qualche anno fa ho rinunciato a un Trovatore a Parma. Una regia di Tosca la farei, invece, anche nel Ghana». Perché sente Puccini più vicino di Verdi? «Per la sua straordinaria modernità. Puccini continua a ispirare molti compositori. Pensiamo ai musical di Webber. E, se si fa attenzione, molte colonne sonore oggi fanno ancora riferimento a quell’universo sonoro»."

Francesco Mazzotta

Fonte: Corriere del Mezzogiorno