MAGGIO 2003
 

 

POESIA

 
 



Ubriaco di trementina e di lunghi baci,
guido il veliero delle rose, estivo,
che volge verso la morte dell'esile giorno,
posato sulla solida frenesia marina.

Pallido e ormeggiato alla mia acqua famelica
passo nell'acre odore del clima scoperto,
vestito ancora di grigio e di suoni amari,
e di un cimiero triste di schiuma abbandonata.

Vado, duro di passioni, in sella alla mia unica onda
lunare, solare, ardente e freddo, repentino,
addormentato nella gola delle fortunate
isole bianche e dolci come fianchi freschi.

Trema nella notte umida il mio vestito di baci
follemente carico di impulsi elettrici,
in modo eroico diviso in sogni
e inebrianti rose che con me si cimentano.

Controcorrente, in mezzo a onde esterne,
il tuo corpo parallelo si ferma tra le mie braccia
come un pesce infinitamente appiccicato alla mia anima
rapido e lento nell'energia subceleste.

Pablo Neruda (1904-1973)
"Venti poesie d'amore..., IX"
- 1924
- Leggete la versione originale -

 
 

FOTOGRAFIA
 
 

 

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Ray of Light

Christine Cavanna


 
 
NARRATIVA
 
 

 

"2 febbraio 1991

Cara Shéraze,
io ti racconto del mio giardino e cerco di rendertelo presente davanti agli occhi: ti racconto queste cose per tirare dei fili, allacciarli, legare: se ti dò un'immagine viva del mio giardino, nel mio giardino potrai starci anche tu, anche se solo in immagine, e la tua presenza mi è grata. Così ogni tanto io penso che tu sia qui e questo pensiero riesce a essere così intenso che la tua anima, lassù a Londra, si sente chiamare; allora abbandona per un attimo il tuo corpo e viene qui e cerca chi la cerca e mi vede e mi fa un saluto e torna velocissima da te che non ti sei nemmeno accorta di una separazione così breve: ma la tua anima non può lasciarti sola soletta a lungo, e così vi ricongiungete. E' solo un attimo: ma l'anima nel suo velocissimo arrivo-sosta-partenza lascia nell'aria qualcosa, come un odorino mentale che si mescola agli odori del giardino e dà una sensazione di letizia, che fa bene alle piante (...)"
brano tratto da:
Giulio Mozzi - "La felicità terrena" - Einaudi - 1996

 
 

 

PITTURA

 
 

 



Ulivi sulla scogliera

Nicola D'Ambrosio

 
 

 

NARRATIVA

 
 

 

"Un uomo.
E' in piedi, guarda: la spiaggia, il mare. Il mare è basso, calmo, la stagione è indefinita, il tempo, lento.
L'uomo si trova su una passerella di assi posata sulla sabbia.
E' vestito con abiti scuri. Il viso è nitido.
Gli occhi sono chiari.
Non si muove. Guarda.
Il mare, la spiaggia, ci sono pozze, superfici di acqua calma isolate.
Fra l'uomo che guarda e il mare, lì in riva al mare, lontano, qualcuno cammina. Un altro uomo. E' vestito di abiti scuri. A quella distanza il viso non è nitido. Cammina, va, viene, ritorna, il suo percorso è piuttosto lungo, sempre uguale.
Da qualche parte sulla spiaggia, a destra di quello che guarda, un movimento luminoso: una pozza si svuota, una sorgente, un fiume, fiumi, senza tregua, alimentano il gorgo di sale.
A sinistra, una donna dagli occhi chiusi. Seduta.
L'uomo che cammina non guarda, nulla, null'altro che la sabbia davanti a sè (...)".
brano tratto da:
Marguerite Duras - "L'amore" - Mondadori - 1989

 
 

 

FOTOGRAFIA

 
 

 



Starcraft

Beverly Semmes

 
 

 

NARRATIVA

 
 

 

"(...) In quel mondo opprimente dove nessuno era libero, Sierva Marìa lo era: solo lei e solo lì. Sicché era lì che si celebrava la festa, nella sua vera casa e con la sua vera famiglia.
Non era possibile immaginare balli più taciturni in mezzo a tanta musica, con i propri schiavi e alcuni di altre case di rango che portavano quel che potevano. La ragazzina si mostrava così com'era. Ballava con più grazia e più brio degli africani autentici, cantava con voci diverse dalla sua nelle svariate lingue dell'Africa, o con voci di uccelli o animali, che sconcertavano gli stessi schiavi. (...)"
brano tratto da:
Gabriel García Márquez - "Dell'amore e di altri demoni" - Mondadori - 1994

 
 

 

NARRATIVA

 
 

 

"(...) Ma la notte cresceva veloce, brulicante. E le piccole luci che si accendevano, asciugando da dentro i riflessi, sembravano aver catturato un pò del giorno morente, per conservarlo negli scrigni, come i primitivi col fuoco, un pò per ciascuno. E c'era qualcosa d'azzurro, nell'ocra di quelle luci, un residuo d'acque, che faceva venire in mente il creato.
Era molto bello, grandioso. A casa con i piedi nel pelo l'avrei goduto anche meglio. Ma non avevo risolto i miei problemi. In particolare il mio problema con lei, professoressa. E sa perchè? Perchè continuavo a confondere irrimediabilmente le cose, ecco perchè. Perchè confondevo le regole scritte e non scritte della vita con quelle scritte e non scritte della scrittura. Così facendo giravo in tondo nella casa degli specchi, dove ogni cosa è al posto di un'altra, ma è sempre la stessa. E questa cosa che è sempre non si può dire mai. (...)"
brano tratto da:
Umberto Casadei - "Il suicidio di Angela B." -
Sironi Editore - 2003

 
 

 

FOTOGRAFIA

 
 

 



Foto di Jeanloup Sieff

 
 


FOTOGRAFIA
 
 

 



Alberto Moravia
in un ritratto di Manuela Fabbri