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"2
febbraio 1991
Cara
Shéraze,
io ti racconto del mio giardino e cerco di rendertelo presente davanti
agli occhi: ti racconto queste cose per tirare dei fili, allacciarli,
legare: se ti dò un'immagine viva del mio giardino, nel mio giardino
potrai starci anche tu, anche se solo in immagine, e la tua presenza
mi è grata. Così ogni tanto io penso che tu sia qui e
questo pensiero riesce a essere così intenso che la tua anima,
lassù a Londra, si sente chiamare; allora abbandona per un attimo
il tuo corpo e viene qui e cerca chi la cerca e mi vede e mi fa un saluto
e torna velocissima da te che non ti sei nemmeno accorta di una separazione
così breve: ma la tua anima non può lasciarti sola soletta
a lungo, e così vi ricongiungete. E' solo un attimo: ma l'anima
nel suo velocissimo arrivo-sosta-partenza lascia nell'aria qualcosa,
come un odorino mentale che si mescola agli odori del giardino e dà
una sensazione di letizia, che fa bene alle piante (...)"
brano tratto da:
Giulio Mozzi - "La felicità terrena" - Einaudi - 1996
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"Un
uomo.
E' in piedi, guarda: la spiaggia, il mare. Il mare è basso, calmo,
la stagione è indefinita, il tempo, lento.
L'uomo si trova su una passerella di assi posata sulla sabbia.
E' vestito con abiti scuri. Il viso è nitido.
Gli occhi sono chiari.
Non si muove. Guarda.
Il mare, la spiaggia, ci sono pozze, superfici di acqua calma isolate.
Fra l'uomo che guarda e il mare, lì in riva al mare, lontano,
qualcuno cammina. Un altro uomo. E' vestito di abiti scuri. A quella
distanza il viso non è nitido. Cammina, va, viene, ritorna, il
suo percorso è piuttosto lungo, sempre uguale.
Da qualche parte sulla spiaggia, a destra di quello che guarda, un movimento
luminoso: una pozza si svuota, una sorgente, un fiume, fiumi, senza
tregua, alimentano il gorgo di sale.
A sinistra, una donna dagli occhi chiusi. Seduta.
L'uomo che cammina non guarda, nulla, null'altro che la sabbia davanti
a sè (...)".
brano
tratto da:
Marguerite
Duras - "L'amore" - Mondadori - 1989
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"(...)
In quel mondo opprimente dove nessuno era libero, Sierva Marìa
lo era: solo lei e solo lì. Sicché era lì che si
celebrava la festa, nella sua vera casa e con la sua vera famiglia.
Non era possibile immaginare balli più taciturni in mezzo a tanta
musica, con i propri schiavi e alcuni di altre case di rango che portavano
quel che potevano. La ragazzina si mostrava così com'era. Ballava
con più grazia e più brio degli africani autentici, cantava
con voci diverse dalla sua nelle svariate lingue dell'Africa, o con
voci di uccelli o animali, che sconcertavano gli stessi schiavi. (...)"
brano
tratto da:
Gabriel
García Márquez - "Dell'amore e di altri demoni"
- Mondadori - 1994
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"(...)
Ma la notte cresceva veloce, brulicante. E le piccole luci che si
accendevano, asciugando da dentro i riflessi, sembravano aver catturato
un pò del giorno morente, per conservarlo negli scrigni, come
i primitivi col fuoco, un pò per ciascuno. E c'era qualcosa d'azzurro,
nell'ocra di quelle luci, un residuo d'acque, che faceva venire in mente
il creato.
Era molto bello, grandioso. A casa con i piedi nel pelo l'avrei goduto
anche meglio. Ma non avevo risolto i miei problemi. In particolare il
mio problema con lei, professoressa. E sa perchè? Perchè
continuavo a confondere irrimediabilmente le cose, ecco perchè.
Perchè confondevo le regole scritte e non scritte della vita
con quelle scritte e non scritte della scrittura. Così facendo
giravo in tondo nella casa degli specchi, dove ogni cosa è al
posto di un'altra, ma è sempre la stessa. E questa cosa che è
sempre non si può dire mai. (...)"
brano tratto da:
Umberto Casadei - "Il suicidio di Angela B." -
Sironi Editore - 2003
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