La
cucina e i sapori pugliesi nella storia
Cereali
("sitos") erano serviti a tavola ai tempi di Ateneo
("Eruditi a banchetto", II secolo a.C.), mentre le carni
più svariate furono introdotte in età imperiale.
Con il Mille si intensificarono gli scambi commerciali con Venezia,
l'Oriente e la Dalmazia; i monaci bizantini portarono alla Puglia
Cattedrali a cielo aperto e spezie profumate: lo zafferano,
il cumino, la cannella, chiodi di garofano, vaniglia,
noce moscata.
Il miele rendeva prelibati i dolci; fu Federico II a dare il
nome al popolare dolce a base di miele, mandorle e chiare d'uovo,
il "Torrone": un richiamo ai suoi castelli.
Fastosi banchetti a base di cacciagione nella corte imperiale,
pasti frugali preparati con miglio, orzo perlato ed erbe
di campo nelle case di uomini e donne del popolo.
Nel
'500 Cristiano Effrem, gran ciambellano alla corte d'Aragona, scrisse
il "Libro della cocina", un trattato di cucina italo-araba-spagnola.
Con gli arabi i sapori forti e piccanti incontrarono il gusto
locale; erbe odorose e frutta profumarono i cibi del '600,
menta, basilico, salvia, succo di limone e arancia.
La
transumanza e la gran quantità di greggi che attraversavano
il territorio pugliese videro fiorire, dalla sapienza semplice della
tradizione, ottimi e genuini prodotti caseari: ricotta forte, cacioricotta
da grattugiare sulle pietanze, provolone, pecorino, caciocavallo,
latticini, scamorze, mozzarelle di bufala.
Prelibate
le zuppe di pesce,
di incomparabile freschezza i frutti di mare.
Le "tielle" ("teglie" con strati di più
ingredienti: nota quella barese,
con riso, patate e mitili) ...la buonissima pasta prodotta
artigianalmente: le "orecchiette", i "troccoli"
foggiani, le "sagne ncannulate" salentine condite
con il sugo di ragù di carne:
sapore,
profumi e colore che ci portano nel tempo della Puglia col piacere
di un'arte semplice e speciale.
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