LECCE NEGLI OCCHI DEI POETI

Vittorio Bodini, Ercole Ugo D'Andrea, Claudia Ruggeri

Umberto Verdoliva


VITTORIO BODINI

Biancamente dorato
è il cielo dove
sui cornicioni corrono
angeli dalle dolci mammelle,
guerrieri saraceni e asini dotti
con le ricche gorgiere.

Un frenetico gioco
dell'anima che ha paura
del tempo,
moltiplica figure,
si difende
da un cielo troppo chiaro.

Un'aria d'oro
mite e senza fretta
s'intrattiene in quel regno
d'ingranaggi inservibili fra cui
il seme della noia
schiude i suoi fiori arcignamente arguti
e come per scommessa
un carnevale di pietra
simula in mille guise l'infinito.


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Col tramonto su una spalla
a fasce gialle e blu,
alto, con un gelato di corvi in mano
chino la testa e passo
sotto l'arco di Carlo V.
E al passaggio si spegne
il lumino delle anime sante
che tengono la destra
a cinque punte sul petto,
tra le fiamme del Purgatorio.

Questa è la mia città.
le mura le avete già viste:
sono grigie, grigie.
Di lassù cantavano
gli angeli nel Seicento,
tenendo lontano la peste
che infuriava sul Reame.

Ora c'è fichi d'india, un aquilone,
un ragazzo che tende
il suo elastico rosso
contro qualche lucertola
troppo spaurita e minima
per prestarsi a quel sogno
d'inaudite avventure
di cui s'inorgoglisca il cuore umano.

ERCOLE UGO D'ANDREA

Conosco una città:
ha tre porte.
Porta Rudiae, Porta Napoli,
Porta San Biagio.
Le infilo adagio,
corretto, inamidato.
Mi lascio alle spalle
Piazza Duomo.
Mi pedina un colombo,
collare iridato.

CLAUDIA RUGGERI

Il giogo del calcinaccio
nella pietra porosa.
La brusca decisione
dei Cristi
nelle chiese.
L'invito soffocato
delle braccia bloccate
del teatro.

Il triste soliloquio
del santo nella piazza ed
il continuo mescere
le frasi
dei contadini
in beghe del tuo foro.
Il limite di vigne
e di contrade
spaccate dalle preci
di donne nere
e gonfie.

E le vocianti truppe
dei sapienti guerrieri
espugnano e violentano
la tua fertilità e
ti allontanano
sterile e secca nel tuo alibi.

Un lento accordo di pietra
e di divino;
di tabernacoli gonfi di sospetti
nelle silenti strade
che menano a quel Refe
che ti lega
indissolubilmente ti stringe
contro il petto del sole.

Un sole che ti lascia
Strana, mentre vorace;

sui tuoi carmi
continua a banchettare.

 

 

("Qui, se mai verrai..."
Fondo Verri